chirurgiaintima
 
   
 
 
 
  Dr. Girolamo Morelli
Specialista in Urologia e Radiologia
Clinica Urologica
Università degli Studi di Pisa
 
 
Curriculum
 
   
     
Incontinenza urinaria femminile Chirurgia estetica dei genitali femminili
 
Incontinenza Urinaria Femminile
 
  Terapia
 
   
 

La terapia dell’incontinenza urinaria da sforzo può essere di vario tipo: riabilitativo, farmacologico, chirurgico.

Il trattamento conservativo (riabilitativo) dell’incontinenza urinaria, per la sua efficacia, il basso costo e l’assenza di rischi, deve essere considerato come il trattamento di prima istanza; se dopo 2-3 mesi di trattamento, non si registra miglioramento la paziente deve essere dirottata verso altre terapie.

Il trattamento riabilitativo ha come obiettivo quello di far recuperare alla donna il controllo dell’attività della muscolatura del piano perineale le cui disfunzioni possono avere delle conseguenze di tipo uro-ginecologico, proctologico e/o sessuale
Comprende essenzialmente tre tecniche: la chinesiterapia del pavimento pelvico (gli esercizi di Kegel), il biofeedback e la stimolazione elettrica funzionale.

Contrariamente alla diffusa convinzione, tale ginnastica può essere suggerita solo da specialisti qualificati (urologi , ginecologi) che addestrano la paziente al protocollo più adeguato, in relazione ai sintomi  e al  loro grado di severità. Ai primi incontri in ambito ambulatoriale segue generalmente un training di tipo intensivo (quotidiano) a livello domiciliare.

La chinesiterapia, quando indicata, da sola o in associazione alle altre metodiche, è efficace nelle donne con incontinenza da sforzo di tipo lieve-moderata, con percentuali di guarigione del 73% e miglioramenti del 97%.

La sua mancata efficacia non pregiudica la possibilità di un futuro intervento chirurgico ma anzi ne aumenta le possibilità di successo.

Mentre la farmacoterapia è una delle forme principali di trattamento dell’incontinenza da urgenza, il ruolo di questa nell’incontinenza da sforzo riveste sicuramente un ruolo secondario e si limita fondamentalmente all’impiego di estrogeni e/o della duloxetina.

Esistono in letteratura molti lavori che indicano un miglioramento dell’incontinenza da sforzo dopo estrogenoterapia. La loro azione è dose-dipendente ed è il trattamento per via vaginale che da i migliori risultati che si osservano in genere non prima dei 2 mesi.

Di recente è stata proposta la duloxetina (40 mg x 2) che agendo come inibitore della ricaptazione di noradrenalina e serotonina da parte dei neuroni presinaptici nel nucleo di Onuf del midollo spinale sacrale, aumenta la forza contrattile dello sfintere striato dell’uretra (uno dei meccanismi coinvolti nel mantenimento della continenza).
Contrariamente agli ottimi risultati dei primi trial clinici, sembra però essere poco efficace e scarsamente tollerabile (nausea, cefalea, bocca secca, stipsi). Si raccomanda comunque di utilizzarlo con cautela in alcune circostanze, prime fra tutte la concomitante assunzione di psicofarmaci.

Da sempre la chirurgia è considerata il gold standard nel trattamento dell’incontinenza urinaria femminile da sforzo, a maggior ragione dopo l’avvento delle tecniche mininvasive. intendendo con ciò un approccio poco cruento che senza andare a scapito delle proprietà curative, comporti un minor rischio di complicanze post operatorie e quindi una ridotta degenza ospedaliera con un successivo precoce ritorno alle attività quotidiane. Rientrano tra queste la TVT (Transvaginal tension-free Vaginal Tape), la TOT (Trans-Obturator-Tape), la recente TVT Secur e l’infiltrazione periuretrale di sostanze (Bulking Therapy).

       
TERAPIA
TVT (Transvaginal Tension - Free Vaginal Tape)
TOT (Trans-Obturator-Tape)
TVT (Secur)
AGENTI INIETTABILI (Bulking Therapy)
FAQ - LE DOMANDE PIU' FREQUENTI
BIBLIOGRAFIA
   
 
  Credits | Privacy Policy | Contatto | Link Utili | Site Map